Sono fuggiti dalla Libia in guerra, nella Primavera del 2011. Sono sopravvissuti alle insidie del Mediterraneo e alla violenza che ha causato la morte per molti dei loro parenti e “compagni di viaggio”. I richiedenti asilo in Italia sono decine di migliaia, solo in Campania se ne contano più di duemila, in gran parte dislocati negli alberghi in zona Stazione Centrale a Napoli. Per loro il Governo Italiano ha istituito un Piano di Accoglienza affidando alla Protezione Civile la gestione dello stesso. La loro giornata si svolge fra le quattro mura di una stanza d'albergo, seduti in poltrona o sdraiati su un letto. Ogni stanza raccoglie più vite. In ognuna si sovrappongono oggetti di ogni genere rastrellati in giro per la città e ammassati negli angoli a riempire angusti spazi già pieni in questi alloggi temporanei di vite umane. Gli sguardi di chi si è annullato a questa condizione di passaggio, che sembra essere infinita, si perdono in una solitudine consapevole ad un’emarginazione costretta. Finora, le possibilità di trovare porte aperte, sono state scarsissime. L’ostruzionismo degli albergatori e le barriere culturali hanno quasi sempre impedito l’accesso nella vita di chi sopravvive, da più di un anno, in un limbo senza identità né uscita. Un percorso che, nonostante le resistenze, rimane ancora in atto nel tentativo di trovare su questa strada, la chiave giusta per aprire ancora altre porte.

2011, Spring. They ran away from Libya in war. They survived the traps of the Mediterranean and the violence that killed many of their relatives and "fellow travellers". Asylum seekers in Italy are tens of thousands, in Italy’s Campania region only there are more than two thousand of them, largely located in poor hotels near Naples Central Station. For them, the Italian Government has established a Reception Plan, giving the Civil Protection the management of it. Their days run along the four walls of a hotel room, sitting in chair or lying in bed. Each room contains more and more lives. In each of these rooms, objects of any kind upon the others, raked in around the city and piled up in the corners, filling cramped spaces already bulging with human lives in these temporary lodgings. The stares of those who nullified themselves in this transitional state, which seems to be endless, they are lost in an aware loneliness and in a forced marginalization. So far, the chances in finding open doors have been very limited. The obstructionism of hotelkeepers and cultural barriers have nearly always denied access in the lives of who’s surviving, for more than a year, in a limbo without identity or exit. A path which, despite resistances, is still in action, in the attempt to find, in this way, the right key to open even more doors.

Testo di G. Peduto

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